Se avete feedback su come possiamo rendere il nostro sito più consono per favore contattaci e ci piacerebbe sentire da voi. 

 

Questo sito contiene nella pagina "Foto di vesima ieri" una serie di fotografie che sono state conservate negli anni dai vecchi abitanti di Vesima i quali, davvero gentilmente, le hanno messe a disposizione di tutti coloro che desiderino avere notizie su questo paesino. Le immagini mostrano perfettamente sia la realtà industriale, sia quella agricola e territoriale della zona ed è piuttosto facile capire, soprattutto dalle foto riguardanti il nucleo del paese, il contesto storico-economico quasi feudale in cui si trovava il piccolo centro.

La frazione di Vesima era interamente di proprietà dei Marchesi Cattaneo Adorno.
Attualmente qualche edificio è stato venduto e poi ristrutturato, ma la maggior parte è disabitata.

La Filanda


Carlo Dall’'Orto, 
noto studioso voltrese e profondo conoscitore del ponente ligure, in "Voltri l’'industre" affronta l’'argomento delle fabbriche, quelle di pasta, quelle navali, le famose cartiere, e cita il cotonificio Becchi, poi Schiapparelli nella zona di Vesima.

Ulteriori notizie giungono da preziosi e rari ricordi di chi vi ha lavorato o di chi comunque è a conoscenza dell'’attività che si svolgeva nella filanda.

La manifattura era una costruzione imponente, attualmente in totale stato di abbandono: il tetto non c’è più e gli interni, esposti alle intemperie, sono andati inevitabilmente distrutti, il portone principale è stato murato.

Collegato all’edificio è ancora visibile il cosiddetto “beo”, un vero e proprio sistema di convogliamento acque, che portava energia alla filanda e non solo: pare infatti che questo acquedotto attraversasse tutta Vesima, passando davanti al frantoio, per giungere alla manifattura accanto alla stazione ferroviaria.

La fabbrica è stata produttiva dal 1920 al 1948, anno in cui i proprietari, gli Schiapparelli, hanno costruito un nuovo stabilimento a Savignano. Il cotonificio di Vesima produceva garze per medicazioni, erano impiegate trenta donne e quattro uomini, mediamente sui trent’anni d’età e tutti sistemati sindacalmente, pare inoltre che molti dipendenti giungessero da Crevari, paese sulle alture e di cui Vesima è una frazione.

Sia le materie prime, sia il prodotto finito venivano trasportati con camion fino a che la strada era carrozzabile, poi a braccia dagli operai, percorrendo la lunga mulattiera; le donne, invece, erano impiegate all’interno, alle macchine. Il lavoro della fabbrica consisteva solo nella filatura del cotone e si svolgeva in otto ore giornaliere. I macchinari erano ovviamente telai, all’inizio molto vecchi e poi sostituiti con altri più moderni, dotati del sistema a spoletta; la fonte di energia era l’acqua del fiume adiacente, sfruttata con una turbina e un grosso tubo di ghisa, ancora esistente. Durante i periodi di siccità, in particolare nei mesi estivi, l’energia idrica veniva sostituita da quella termica: la fabbrica era dotata anche di un motore a legna che permetteva di proseguire la produzione anche se molto più lentamente.

La manifattura aveva un guardiano, che abitava proprio dietro al cotonificio in una piccola casetta, ancora perfettamente visibile, con i servizi igienici direttamente nella filanda.

A Vesima esistevano altri opifici: proprio alle spalle della fabbrica, un tempo c’era una cartiera, vengono ricordate le pile di stracci lasciate a macerare; anche in questo caso l’acqua del fiume rappresentava la fonte energetica per la lavorazione della carta. Attualmente l’edificio è adibito ad uso abitativo

Poco più in basso c’era un’altra manifattura, poi diventata scuola elementare, dotata di grosse ruote sul lato ovest; pure in questo caso si ricordano imponenti sistemi di convogliamento delle acque.

La fabbrica vicino alla stazione, invece, lavorava la stoffa, venivano infatti recuperati e lavati gli scarti del cotone che erano poi impiegati per la manutenzione della ferrovia.

Dall’altra parte del fiume, sempre nella zona vicino all’Aurelia accanto all’edificio chiamato i Campetti, sorgeva una grossa fornace di mattoni molto attiva, che venne però distrutta per consentire il passaggio della ferrovia.

Bibliografia:

- S.Pietro di Vesima 1994-95 Paola Casati
- Crevari e la sua storia Vincenzo Patrone Edizioni de Il Bollettino

 
 
  Site Map